Via Francigena

La via Francigena, detta anche Via Romea, è un’antica via percorsa fin dal medioevo che collega –
attraverso il territorio francese  da cui prende il nome – l’Europa settentrionale e occidentale
a Roma. Nel corso dei secoli ha sempre avuto un ruolo fondamentale sia come collante fra le
diverse culture e i diversi costumi europei, sia per i viaggi mercantili e di fede.
E’ soprattutto nell’alto Medioevo, quando si inizia a diffondere la pratica del pellegrinaggio, che il
percorso si struttura e si attrezza per accogliere i sempre più
numerosi pellegrini che, come forma di espiazione per i
peccati commessi,  si mettevano in cammino verso i luoghi
sacri del cristianesimo.
La Via Francigena divenne così una via obbligata per tutti i
fedeli e Roma si trovò al centro di una fitta rete di vie e
sentieri che collegavano le tre più importanti mete di
pellegrinaggio: Santiago di Compostela (dove è sepolto
l’apostolo Giacomo), Roma (dove si trova la tomba di Pietro)
e Gerusalemme, per raggiungere la quale i fedeli di tutta
Europa da Roma proseguivano fino a Brindisi per poi
imbarcarsi verso la terra santa.
In Piemonte passano ben 2 “via Francigena”, la prima
scendendo dal Gran San Bernardo, passando per Aosta, per Ivrea e Vercelli per poi scendere verso
sud, questa è la via Romea, quindi la via che scende verso la capitale.
La seconda è una diramazione, passa per il colle del Moncenisio, dove già nel Ottocento era segnato
un Ospizio cioè punto tappa "ad peregrinorum receptionem". Di lì, passando per l'abbazia di
Novalesa si giungeva alla città di Susa e percorrendo tutta la Valle diSusa, passando dalla Sacra di
San Michele ed infine per l'abbazia di Sant'Antonio di Ranverso si raggiungeva Torino e quindi
Chivasso e Vercelli, oppure costeggiando il Po lungo l'antico Itinerarium Burdigalense, fino a Pavia.
Politicamente, i due valichi erano controllati da entrambi i versanti dai conti di Savoia, che oltre alla
terra d'origine, governavano anche sulla Val di Susa, la Val d'Aosta ed il Basso Vallese. E il ontrollo
sui passi alpini era la ragione della loro potenza.
Fino al Duecento il valico del Gran San Bernardo era più usato. Nel corso di quel secolo si affermò
il percorso del Moncenisio, soprattutto per chi proveniva dalla Francia.

Il pellegrino, durante il suo viaggio doveva
essere sempre identificabile, pertanto portava
con se dei simboli che lo distinguevano.
La Conchiglia ("Concha de Santiago" o "Pecten
Jacobeus"): fu il simbolo caratteristico associato
al pellegrino jacobeo, serviva anche
ad un uso pratico: venivano utilizzate come
cucchiao o tazza per bere.
La "concha" è da sempre il segno del
"Cammino" e la si può veder cucita quale
"Signum Peregrinationis" anche ai nostri giorni
sul cappello, sull'abito, sullo zaino dei pellegrini.
In territorio spagnolo si trova inoltre
riprodotta, sia su mattonelle, sia dipinta stilizzata
gialla in campo azzurro, sui vari percorsi che
portano a Santiago assieme ad un altro segnavia:

la "Flecha Maria", una freccia gialla pennellata sui sassi e sui muri che
indica la via per Santiago.

Anche l'abito del pellegrino era codificato quasi fosse una divisa, per renderlo immediatamente
riconoscibile.
Generalmente di colore marrone scuro, era composto da un gran cappello a larghe falde detto
"petaso" e un mantello (la "pellegrina"), per ripararsi da freddo e dalle intemperie, simbolo
dell'umanità di Cristo nel quale avvolgersi; una bisaccia ("scarsella") di pelle di animale, simbolo di
elemosina; essa era piccola per non contenere molto denaro, perché il pellegrino deve poter contare
sulla carità; un bastone chiamato "bordone", serviva da sostegno e per difendersi dagli animali
selvatici incontrati lungo la via e simboleggia la trinità quale "terzo piede" cui il pellegrino si
appoggia; al bastone spesso veniva legata una zucca secca ("calabaza") in funzione di primitiva
borraccia.
LA LEGGENDA DELLA CONCHIGLIA
Si narra che un bel giorno un cavaliere, mentre è in sella al suo cavallo, venga disarcionato
dall’animale animale imbizzarrito e poi trascinato nelle acque agitate dell’Oceano. Dopo alcuni
attimi terrore e di ansia da parte dei suoi compagni di viaggio, ecco che, come per incanto, il
cavaliere, viene salvato da S. Giacomo e riappare dalle acque sano e salvo. E’ completamente
ricoperto di conchiglie quasi a testimonianza che esse hanno dato al santo nella sua opera di
salvataggio salvataggio.
E’ possibile ritrovare la conchiglia in tutte le sculture del Medioevo dedicate al pellegrino.
Questa vuole essere solamente un primo articolo dedicato alla Via Francigena.
Come già citato, in Piemonte, soprattutto nella via Francigena passante per il Moncenisio, troviamo
moltissimi punti tappa, uno di questi è Sant'Antonio di Ranverso di cui vi parlerò prossimamente