Un Re d'altri tempi

Il marchese d'Ivrea Corrado Conone, non avendo discendenza, individuò in suo cugino Arduino il proprio successore e, intorno al 989/990, Arduino fu eletto signore della Marca di Ivrea e conte del Sacro Palazzo. La marca comprendeva i comitati di Ivrea, Vercelli, Novara, Vigevano, Pombia, Burgaria e la zona pavese della Lomellina. Tra il 997 e il 999 Arduino ebbe forti contrasti con i vescovi di Ivrea e di Vercelli. Ai fini di limitare il potere dei marchesi e di impedire che il loro titolo diventasse dinastico (la così detta lotta alle investiture).

Venuto a guerra aperta nel febbraio del 997 con il vescovo di Vercelli Pietro, il marchese assediò la città e infine entrò in Vercelli con i suoi vassalli minori, incendiando il Duomo e causando la morte del vescovo. Intanto ad Ivrea il vescovo Warmondo per due volte scomunicò Arduino.

 

Nel 999 il nuovo papa Silvestro II, appena salito al soglio pontificio convocò Arduino a Roma e lo scomunicò di fronte al Sinodo e allo stesso imperatore.
Tornato nella sua Marca si strinse ai suoi vassalli, investì il figlio Arduino II d'Ivrea della carica di marchese e cacciò dalle loro sedi i vescovi di Ivrea e Vercelli.

 

Nel frattempo l'imperatore consegnò con diploma del 9 luglio 1000 la carica comitale di Ivrea al vescovo Warmondo ed alcune terre al vescovo Leone di Vercelli e al marchese Olderico Manfredi.

Nel 1002, approfittando della morte di Ottone III, un numeroso gruppo di vassalli ostili al potere imperiale e contrari a Olderico Manfredi elesse Arduino re d'Italia nella basilica di San Michele Maggiore a Pavia.

 

Per dieci anni, tra il 1004 ed il 1014, Arduino cercò di mantenere la corona d'Italia, ma la forte opposizione dei vescovi e di alcuni conti e marchesi fedeli all'imperatore non gli permise di esercitare la sua autorità su molte terre del regno. Egli cercò anche di contrastare il potere dell'arcivescovo Arnolfo, caldeggiando la nomina all'episcopato di Asti del fratello di Olderico, Alrico. Nel 1007, attaccato nelle sue terre, Arduino resistette all'assedio delle milizie imperiali, rifugiandosi nella roccaforte di Sparone, nell'Alto Canavese.

 

Enrico II scese nuovamente in Italia nel 1013; l'anno successivo fu solennemente proclamato imperatore a Roma da papa Benedetto VIII e riuscì a domare le resistenze dei nobili romani suoi avversari (ed alleati di Arduino)

 

 

 

 

 

 

Si ritirò nell'abbazia di Fruttuaria a San Benigno Canavese, costruita nei primi anni dell'XI secolo da Guglielmo da Volpiano, alla quale era molto legato avendone appoggiato l'edificazione con un diploma del gennaio 1005. Il 14 dicembre 1015 Arduino morì nell'abbazia di Fruttuaria e fu tumulato nell'altare maggiore della chiesa abbaziale, ove per secoli fu venerato da monaci e pellegrini.

 

Verso la seconda metà del XVII secolo, il cardinale Ferrero, abate di Fruttuaria, considerava indegno il fatto che le ossa di uno comunicato fossero conservate come preziose reliquie nell'abbazia e venisse loro tributato un vero e proprio culto, come se fosse un santo. Decise dunque di violare il sepolcro e di seppellire in terra sconsacrata le ossa che si erano conservate. Ma un pio frate si incaricò di spiare l'abate, di segnare il luogo della sepoltura e di avvisare dell'accaduto il conte Filippo di Agliè, che vantava un'antica discendenza da re Arduino.

Quest'ultimo fece allora esumare nuovamente le spoglie ordinando di trasportarle nel suo castello di Agliè ove rimasero sino al 1764. In quell'anno il castello passò ai Savoia, ai quali nulla importava delle spoglie di Arduino. Ma la sorte dispose che la marchesa Cristina di Saluzzo Miolans, moglie del marchese Giuseppe di San Martino, ex proprietario del castello, fosse anche amante riamata del conte Francesco Valperga di Masino.

Cristina, per amore di Francesco e per dispetto verso i Savoia, fece in modo di introdursi nel Castello Ducale di Agliè, trafugare la cassetta con i resti di Arduino e trasportarla al Castello di Masino, presso i suoi "legittimi" discendenti. Nella cappella di questo castello (ora di proprietà del F.A.I.) le spoglie mortali di re Arduino riposano finalmente in pace ancora oggi.