Sulle orme della Sindone

Il legame tra la città di Torino e la reliquia più importante dei Savoia inizia nel 1578, quando Carlo Borromeo arcivescovo della città di Milano, affrontò il viaggio per Torino per sciogliere il voto fatto in occasione della peste che aveva messo in ginocchio la sua città qualche anno prima. Emanuele Filiberto aveva fatto portare la Santa Sindone nella nuova capitale del Ducato per agevolare il pellegrinaggio di Carlo Borromeo. L'arcivescovo arrivò dopo 4 giorni di cammino malnutrito e con vesciche sanguinanti ai piedi. Il 12 ottobre dello stesso anno si tenne la prima Ostensione, da questo momento le esposizioni del Sacro telo si susseguirono con regolarità fino al 1800.

Ma come vengono in possesso della reliquia i Savoia? Dobbiamo fare un salto indietro nel tempo. Dobbiamo andare nel 1448, anno in cui i canonici di Lirey, per paura di una possibile guerra fra Borgogna e Francia , affidarono la santa reliquia al conte Umberto della Roche che, alla sua morte la lasciò alla moglie Margherita di Charny. Questa, invece di restituire il telo ai canonici, lo consegnò (in cambio di benefici) alla duchessa Anna di Lusignano moglie del duca Ludovico di Savoia il quale fece costruire all'interno del loro castello a Chambery una cappella per proteggere la reliquia. Questo luogo fu lo sfortunato protagonista nel 1534 dell'incendio che danneggiò la Sindone. Proprio in questa occasione furono chiamate le Clarisse per rammendarlo.

I Savoia mantennero la proprietà del Sacro Lino fino al 1983 quando Umberto II la cedette alla Santa Sede che nomima "custode" pro tempore l'arcivescovo di Torino, con il vincolo che essa non potrà muoversi da Torino. Solamente nel 1939 la Sindone sarà obbligata a lasciare Torino per colpa dei bombardamenti della seconda guerra mondiale. Verrà nascosta a Montevergine in provincia di Avellino.

I Savoia utilizzano il Sacro Telo come uno strumento per rafforzare il consenso tra le persone e il prestigio internazionale del loro casato. L'ostensione è il riflesso del loro potere tanto che sfruttavano questa reliquia per matrimoni, ricorrenze, eventi speciali, passaggi del Papa nei loro territori, ha da sempre scandito la vita dei sovrani e la vita del popolo intero.

Moltissime furono le ostensioni nella storia. Fin dal 1506 tutti i 4 maggio, avveniva una ostensione solenne per celebrare la Reliquia nel giorno a lei dedicato.

Nel 1642 un'altra ostensione fu programma per festeggiare la fine della Guerra dei Cognati,

nel 1694 venne organizzata una esibizione del sacro Lino per inaugurare la sua deposizione all'interno della Cupola del Guarini che metteva in collegamento il Palazzo Reale e il Duomo di Torino.

Terminata l'usanza delle ostensioni periodiche nell'800 diminuiscono di conseguenza le occasioni per poterla venerare.

Rimanono però in auge le così dette ostensioni private, cioè le ostensioni per la sola famiglia Savoia.

Nel 1814 in occasione del ritorno di Vittorio Emanuele I dalla cacciata di Napoleone, nel 1842 per le nozze di Vittorio Emanuele II i cui festeggiamenti durarono più di 3 mesi.

Nel 1868 per le nozze del secondo Re d'Italia e la Regina Margherita.

Ma nel 1898 durante l'ostensione per il matrimonio tra Vittorio Emanuele III e Elena di Montenegro, i sovrani autorizzarono il fotografo amatoriale, Secondo Pia a fotografare la Santa Reliquia. L'immagine da lui ottenuta, sviluppando la lastra, evidenziava che il negativo mostrava una più chiara resa dell'immagine.

Nella storia vennero poi scattate altre fotografia, come quella di Enrie nel 1931 quando ci fu l'ostensione per le nozze di Umberto II e Maria Josè. Terminata la cerimonia la Sindone venne mostrata ai fedeli portandola sul sagrato del Duomo di Torino. All'epoca c'era molta dimestichezza con il lino tanto da prenderlo con le mani senza protezione alcuna.

Dal XX secolo ad oggi la Sindone non è più custodita all'interno della Cappella Guariniana, ma all'interno del Duomo di Torino. Entrando nel luogo di culto, basta seguire le indicazioni per “cappella della Sindone”, si prende la navata laterale di sinistra e in fondo è possibile vedere una grande teca che custodisce il sacro lino.

Molti di noi si ricordano la notte tra il 12 e il 13 di aprile del 1997 quando, per colpa di un cortocircuito una porzione di Palazzo Reale, la Cappella della Sindone e lo stesso Duomo presero fuoco. Fortunatamente i pompieri riuscirono a estinguere completamente questo maledetto incendio e a portare in salvo la reliquia.

Invito tutti quelli che non fossero ancora andati a vedere la meravigliosa cappella della Sindone a visitarla. Perchè è un esempio di architettura barocca meravigliosa colma di simboli cattolici che ci rimandano alla passione del Cristo.

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