Leci, storia di una lacrima diventata sorriso

Il 23 febbraio 1886 è l'inizio della nostra storia.

La protagonista è Elena Konig chiamata Helenchen, ma essendo lei troppo piccina non riusciva a pronunciare il suo nome, lo storpiava in Lenci.

Helenchen era una ragazza determinata e molto scalmanata. Vive in una famiglia non molto facoltosa, e con la sorella Gherda, alla morte del padre lavorano per qualche mese in un circo per tirare su qualche soldo. Al termine di questa bizzarra esperienza lavorativa, cominceranno a viaggiare in giro per il mondo dove faranno i lavori più disparati fino al rientro a Torino nel 1915.

Qui incontra Enrico Scavino che diventerà suo marito e padre di una deliziosa bambina di nome Gherda. Nel 1917 la piccola muore di spagnola e per superare il dolore Lenci si dedica anima e corpo alla produzione di piccoli pupazzi realizzati col feltro del Borsalino.

Modificherà questo panno per renderlo più sottile e più morbido al fine di poterlo lavorare meglio, brevetterà così il “panno Lenci”. I bambini ne sono molto felici, le bambole sono morbide e coccolose e si possono portare anche nei lettini.

Nel 23 aprile del 1919 con il marito cominceranno la produzione delle bambole di pezza all'ombra del campanile della Chiesa della Crocetta, in un locale in via Marco Polo 5 a Torino. La fabbrica venne chiamata LENCI dall'acrostico ricavato dal nome della padrona: Lodus Est Costanter Industria, cioè il gioco è per noi costante lavoro.

Il cognato Herald Konig fu l'artefice dei famosi visini in feltro. Grazie ad una macchina con stampi metallici riusciva ad ottenere la forma dei famosi “grugnetti”con scampoli di feltro, gli occhi venivano dipinti a mano.

Alla realizzazione delle bambole partecipano molti artisti italiani come Gigi Chessa, Giovanni Riva, Gino Levi. Montalcini, Giovanni Grande e Sandro Vacchetti e molti altri.

La produzione degli anni '20 oltre alle bambole comprendeva anche un assortimento di animali in feltro e peluche ed una serie di personaggi tratti dalle favole o dai cartoni animati, come Capitan Uncino e Gamba di Legno. Grazie a questo morbido tessuto leggero la produzione si estese agli abiti per l'infanzia ed ai costumi di carnevale, disegnati da Mario Sturani e, addirittura alle decorazioni per arredamento: paralumi, cestini ed altri oggetti, che piacevano molto alla borghesia degli anni Venti.

La ditta LENCI non lascia tuttavia il quartiere della Crocetta, ma si trasferisce nei nuovi più spaziosi locali di Via Cassini 7, trasformandosi da laboratorio in una vera fabbrica.

Il Duce si complimentò con Lenci e perfino la Regina Elena rimase estasiata da queste bamboline tanto che, quando andò a visitare la fabbrica di Torino ne ordinò qualcuna perchè anche lei voleva quelle bambole per fare dei regali.

Dal 1928, la LENCI avvia la produzione di ceramiche d’arte che migliorano le vendite della azienda che con la crisi del 1929 comincia a perdere colpi.

Nel 1933 data la crisi, si aggiunge un terzo socio Pilade Garella che pochi anni dopo diventerà socio col fratello e acquisteranno l'intera azienda. Lenci lascia definitivamente la sua fabbrica nel 1938.

Al termine del secondo conflitto mondiale l'azienda, nonostante i sette bombardamenti subiti e il conversione alla produzione di divise per l'esercito, non si ferma e aggiunge alla produzione gli eroi Disney e i personaggi di Carosello.

Nel 1964 vengono messe da parte le ceramiche per continuare a pieno regime la produzione di bambole con i vecchi metodi, si torna alle bambole Lenci tradizionali con il viso modellato a caldo.

Elenchen -Lenci- Konig morirà a Torino nel 1974.

Nel 1997 l'azienda “Bambole Italiane srl” acquistò l'azienda che continuerà la sua attività fino al 2002 quando annuncerà il fallimento. Il Marchio Lenci rimane della seconda proprietà, Flli Garella, pertanto nessuno può più produrre le bambole “Lenci”.

CURIOSITA':

"Chiara", una bambola del 1930 fu fatta omaggio a Lady Diana data la sorprendente somiglianza con la nobildonna inglese. Non è l'unico caso nella storia della Lenci, nel 1956, il comitato d'onore del Principato di Monaco organizzò le nozze del principe Ranieri con Grace Kelly, commissionò alla famiglia Garella (i secondi proprietari) due bambole con i vestiti monagheschi da regalare agli sposi.

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